Il progetto si proponeva l’attivazione di un servizio educativo domiciliare (nido in famiglia), rivolto alle famiglie con neonati dai nove ai trenta mesi. A questo scopo nel 2011 si è costituita un’associazione di famiglie (Terzo Pianeta ONLUS) residenti nel comune stesso con l’intenzione di promuovere, coordinare e realizzare l’iniziativa, ponendosi come organismo intermedio tra le esigenze delle famiglie e la pubblica amministrazione.

Il progetto, nel primo anno, ha avuto carattere sperimentale. Possiamo dire che, anche grazie ai fondi ottenuti tramite un bando regionale sull’associazionismofamiliare, siamo riusciti ad attrezzare adeguatamente gli spazi dove si sono svolte le attività, abbiamo consolidato il gruppo di lavoro (sia dei volontari che degli educatori professionisti), abbiamo fatto conoscere e testare alle famiglie la validità di questo tipo di esperienza (già molto diffuso in altri paesi europei e in alcune regioni italiane).

Nel contesto della Bassa friulana orientale, in cui si inserisce il comune di Terzo di Aquileia, la formula del ‘servizio educativo domiciliare’ (o ‘nido in famiglia’ o ‘tagesmutter’) è praticamente sconosciuta, a differenza di altri comuni regionali e soprattutto nazionali ed europei. L’abitudine infatti è quella di ricorrere all’aiuto dei nonni o altri familiari ed eventualmente a personale pagato (babysitter). Ma oramai molte famiglie si trovano senza rete familiare (perché provenienti da altri comuni regionali o nazionali) oppure senza un adeguato livello economico che consenta loro di pagare rette elevate o servizi privati di babysitteraggio. Questo progetto fornisce quindi una prima risposta ai bisogni di questi bambini e delle loro famiglie.

Il modello del servizio educativo domiciliare presenta forti elementi di innovazione: l’accoglienza e la cura di bambini in un ambiente familiare protetto e una figura di riferimento stabile sia per il bambino che per la famiglia utente; l’inserimento del bambino in un piccolo gruppo e, quindi, un contesto di socializzazione ristretto che garantisce il rispetto dei tempi del bambino; la personalizzazione del servizio in accordo con le scelte educative della famiglia; la flessibilità d’orario del servizio, concordato secondo le esigenze della famiglia e dei bimbi accolti;  un forte coinvolgimento della famiglia; la creazione di una rete a sostegno delle famiglie utenti e delle lavoratrici che le supporta in tutti gli aspetti pedagogici e organizzativi della relazione; una forte riduzione dei costi di gestione e degli adempimenti burocratici, unite a una più ampia partecipazione del lavoro volontario delle famiglie, che permettono delle rette accessibili anche a chi si trova in una situazione di disagio economico.

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